Anche se sappiamo che ora sei nella Pace e non ci sarà più il
dolore pungente della malattia, il nostro cuore è muto perché
non abbiamo avuto tempo e parole per salutarti.
Ci hai lasciato con un filo di voce e in punta di piedi, quasi in
silenzio, con quel tuo modo così particolare di non voler mai
disturbare.
E questo apparente silenzio stride con il rumore dei ricordi
che si affollano nei nostri pensieri: ognuno di noi ha in mente
quella volta, oppure quell’altra ancora…
Sentiamo la tua voce che racconta di Cecilia, la tua nipotina,
o ti vediamo camminare con i ‘tuoi bambini’ in fila indiana
nei corridoi, oppure fare lezione in classe…
Ecco, per te una ‘classe’ non è mai stata un insieme di alunni
a cui insegnare. Era saper costruire relazioni, dar vita ad un
gruppo che sapesse crescere tenendo conto delle fragilità di tutti…
Quante volte in questi anni, all’arrivo di qualche nuovo alunno trasferito, mi hai detto: <<non si
preoccupi preside, lo prendiamo noi…>> perché nelle tue classi c’era sempre posto.
Sapevi accogliere, ma non ti fermavi a questo, che già di per sé sarebbe un bel dono, ma trasformavi
le situazioni più complicate con quella buona dose di ottimismo pedagogico che ti faceva concludere
le frasi con un <<ce la faremo…>> che riusciva sempre ad abbracciare ogni difficoltà.
Grazie, Paola, per aver camminato e sognato con noi in questi anni perché
… c’è un tempo per seminare
e uno più lungo per aspettare
io dico che c’era un tempo sognato
che bisognava sognare.
(Fossati)
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