L’uomo del Faro

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Personale scolastico

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Tutti sapevano chi era l’uomo del faro. In pochi però lo conoscevano. Era una persona mite che viveva all’interno del vecchio faro, sito in cima al promontorio della costiera, poco fuori dal paese. Era un uomo riservato e quelle poche volte che veniva in centro a gustarsi una birra fresca si sedeva in compagnia di qualche libro, scambiando sporadici ma sinceri sorrisi con gli altri frequentatori del pub. Agli occhi di noi giovanissimi l’uomo del faro era una vera e propria leggenda. Ricordo ancora la prima volta che lo incontrai. Disse che avremmo dovuto quanto prima prenderci cura di noi stessi per arrivare preparati al mondo dei grandi. Ci ripeteva spesso quel saggio detto popolare – “Se una persona ha fame, non regalarle un pesce ma insegnale a pescare” – mentre ci aiutava a comporre la nostra prima rudimentale canna da pesca: un ramo, una lenza, un piccolo galleggiante in sughero, un esile amo. Poi prese dalla sua borsa della mollica di pane intrisa di olio e formaggio e ne fece con il palmo della mano una pallina: – “Ecco la vostra prima esca, sfruttatela con pazienza e sapienza”. Ricordo ancora l’emozione dopo aver pescato il mio primo pesce e fu un peccato che a godere di quel trofeo fu solo quel ladro del gatto della mia vicina. Diventammo grandi seguendo le orme del nostro maestro, l’uomo del faro. Le canne da pesca si fecero sempre più complesse, dotate di mulinello e di piombini. Poi un giorno ci lanciò in mare e imparammo a nuotare. Proprio verso il mare l’uomo del faro rivolgeva le sue attenzioni indicandolo come la via da seguire nel nostro percorso di crescita. L’uomo del faro ci insegnò a rammendare le vele e a carteggiare lo scafo. Le prime barche erano piccole e uscivamo tra i flutti delle onde solo con il sole alto nel cielo. Poi l’uomo del faro ci insegnò a domare la forza del vento e a non temere la pioggia. Ci sentivamo sempre più esperti sotto la vigile attenzione del nostro maestro. “Siete pronti a uscire di notte. Senza il sole i pesci si sentono invisibili e cadranno nella rete con più facilità. Andate!”. L’uomo del faro abbandonò la spiaggia per far ritorno a casa, lasciandoci soli sulla battigia. Guardavamo il mare, nero come quel cielo nuvoloso e privo di stelle. Il fragore delle onde contro gli scogli ci intimoriva e tremavamo solo all’idea di partire. Dalla cima del promontorio giunse improvviso un fascio di luce accecante. Era il faro e il nostro maestro, sebbene non lo vedessimo a causa della distanza, era lassù pieno di orgoglio ad aspettare la nostra partenza. Il fascio di luce ci indicò il cammino nelle tenebre e insieme ai miei compagni salimmo sulla barca. Il mare era ostile, il vento ci urlava contro riecheggiando tra le nostre paure. La luce dell’uomo del faro però era lì, in mezzo a noi a rassicurarci. Accendemmo la lanterna e buttammo le reti. Orde di pesci rimasero prigionieri tra le nostre maglie e approdammo al porto alle prime luci dell’alba. La barca era ricca di pescato. Sotto lo sguardo fiero degli adulti si completò la nostra metamorfosi: da ragazzini inesperti eravamo divenuti abili giovani pescatori. Il merito era anche dell’uomo del faro, capace di illuminare con la sua torre e i suoi insegnamenti il nostro percorso. Trascorremmo molte notti in mare sotto la protezione del fascio di luce dell’uomo del faro. Ci potevamo sentire sicuri anche in capo al mondo alla vista di quel brillio, così lontano ma così vicino: il nostro maestro dalla sua torre ci seguiva con lo sguardo e – dove la vista non poteva aguzzarsi – con il cuore. Una notte però accadde qualcosa di inspiegabile. Eravamo intenti a ritirare a bordo la rete e le lenze quando l’uomo del faro spense la lanterna. Le tenebre ci inghiottirono improvvisamente. Eravamo smarriti, perplessi e titubanti; ma dovevamo dimostrare a noi stessi di essere in grado di farcela anche da soli. Poco prima dei primi bagliori mattutini riuscimmo a riportare la barca e il carico al porto. L’intero equipaggio iniziò a pensare che l’uomo del faro ci avesse abbandonato, altri pensarono che non ci volesse più bene. Tra mille dubbi ed incognite, tutti i miei compagni andarono come ogni mattina al mercato del pesce per incassare le fatiche notturne. Fui il solo a guardare quella torre bianca, muta e spenta sulla cima del promontorio. Decisi di incamminarmi e bussare alla porta dell’uomo del faro. Ricordo ancora la prima volta che fui ospite nella sua casa: la stanza era piccola ma confortevole e accanto all’attrezzatura da pesca, ospitava una biblioteca ricca di libri narranti le vicende più epiche della storia, altri custodi del pensiero dei grandi filosofi dell’antichità. L’uomo del faro amava scrivere odi al mare e alle sirene e impregnava con inchiostro e calamaio il suo talento tra pagine bianche come la spuma marina. Era anche un ammirevole artista e sulle pareti si potevano scorgere numerosi ritratti di persone del borgo o della frastagliata costa della nostra terra. Quando giunsi al faro trovai la porta socchiusa e potei facilmente entrare.
L’ambiente era totalmente diverso rispetto a quello arredato nei miei ricordi: la folta libreria ospitava solo polvere, l’inchiostro del calamaio era secco e arido come il deserto mentre i ritratti sulle pareti erano divenuti pallidi e dal tratto di grafite indefinito. Nessuna traccia dell’uomo del faro, solo buio e vuoto. La lanterna era spenta e nessuno l’avrebbe più accesa quella notte. Il fascio di luce che per anni ci aveva guidato tra le ondose tenebre aveva smesso improvvisamente di brillare, così come il sorriso dell’uomo del faro si era eclissato chissà dove. Nessuno immaginava che quell’uomo portatore di luce vivesse da tempo nel ventre della sua torre, divenuta sempre più buia e dai colori evanescenti. Nessuno seppe più nulla di lui, nessuno più lo vide. Perché abbandonò il faro e quella terra mai si sarebbe saputo. In paese si tace, in paese non si giudica. L’unica certezza è che l’uomo del faro vivrà sempre nei nostri ricordi. Tutti speriamo che continui a guidarci con la sua luce dal luogo di pace in cui ora si trova, eternamente felice.                                    

                                                                                     (Daniele Federico)

Documenti

L_uomo_del_faro

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