Descrizione
La scuola Rinnovata è a tutt’oggi riconosciuta a metodo sperimentale e ha una organizzazione didattica che la caratterizza: vi è un contingente di personale dedicato in quanto i docenti che vi lavorano devono avere il titolo specifico per poter insegnarvi e sono assegnate in organico dal Ministero dell’Istruzione risorse apposite per l’attuazione del metodo. L’edificio è ancora quello originario inaugurato nel 1927 progettato dall’ingegner Valverti, sicuramente con la consulenza pedagogica – come diremmo oggi – di Giuseppina Pizzigoni e, nonostante i necessari restauri in corso, resta uno degli edifici di grande fascino del quartiere Ghisolfa con i suoi inconfondibili ‘mattoncini rossi’ in cotto lombardo.
La fattoria didattica e gli spazi verdi sono ancora in funzione grazie ad una convenzione con l’Amministrazione Comunale che risale al 1934 e sono lo ‘sfondo integratore’ su cui viene progettata la didattica e si innescano le fasi di apprendimento degli alunni e delle alunne.
Potremmo dire che il valore aggiunto del metodo anche oggi è sapersi aprire al mondo. Non è, però, un generico stare al passo con i tempi perché uno dei concetti fondamentali del “far scuola” di Giuseppina Pizzigoni è «la scuola è il mondo» (Pizzigoni,1931), infatti
«è inutile nasconderlo: la scuola non deve essere il trionfo dell’immobilità, né può vivere tutta di museo. Lo studio è vita: la vita è moto e i fanciulli hanno tanto bisogno di movimento» (Pizzigoni,1911).
Giuseppina Pizzigoni da sempre si è dimostrata interessata al futuro e all’innovazione: il nome stesso della scuola – la “Rinnovata”, appunto – porta con sé la propensione al cambiamento, al rinnovamento metodologico.
«C’è da guardarsi intorno, dunque; c’è da imparare a guardare; c’è da educare l’occhio, l’orecchio, la mani, i sensi tutti, quello muscolare e quello ritmico compreso:; c’è da educare la volontà, basandosi sul rispetto dell’individuo, da una parte, e sul principio che gli individui formano un popolo, ossia una unità, che impone delle leggi, dei sacrifizi ai singoli»(Pizzigoni,1911)
L’arte, il teatro, le attività sportive, l’insegnamento delle Lingue straniere, la natura come ‘scoperta’ per l’apprendimento scientifico sono la risposta concreta al verbalismo e all’immobilismo delle scuole dell’epoca, ma anche a quelle di oggi perché – nonostante le Indicazioni Nazionali abbiano fatto propri molti dei temi anticipati dalla Pizzigoni e più in generale dall’attivismo pedagogico – la metodologia esperienziale e la varietà delle uscite didattiche, che per noi sono una parte imprescindibile della didattica, non sono ancora una prassi consolidata sul territorio nazionale.
Lo spazio esterno non è utilizzato solo per il gioco e lo svago durante gli intervalli, ma è il centro dell’attività didattica: l’orto, le attività in serra e della fattoria didattica sono l’occasione per osservare, fare esperienze concrete, esprimere delle ipotesi e trarre delle conclusioni. L’aula diventa il luogo in cui si rielabora e si ricostruisce il percorso lavorando sulla metacognizione.
L’ambiente di apprendimento è fondamentale ed è un aspetto che non va sottovalutato perché deve far emergere le capacità e le competenze di ognuno, in un contesto che valorizzai le relazioni con i pari.
Ovviamente l’osservazione scientifica – pur essendo presentata e rapportata all’età degli alunni – non è mai appiattita: sfogliando i quaderni dei bambini molto spesso si trova scritto da loro stessi «C come cariosside» (termine botanico che spesso è noto solo agli addetti ai lavori), ma che nella nostra scuola è conosciuto anche dai più piccoli proprio per le esperienze vissute nel concreto.
Potremmo sintetizzare con una immagine: i nostri bambini passano con naturalezza dall’annaffiatoio alla matita ogni giorno.
Tra le intuizioni pedagogiche di Giuseppina Pizzigoni che sicuramente rendono attuale il metodo vi è l’attenzione ai bisogni formativi degli alunni anticipando, più di cento anni fa, l’apprendimento per competenze e il saper realizzare un compito di realtà. Anche in questo caso un esempio per rendere meglio l’idea. Agli alunni delle classi quinte viene dato in gestione dal tecnico di agraria un piccolo appezzamento di terreno dei campi interni all’edificio scolastico. Gli alunni devono decidere cosa piantare e organizzare la coltivazione del seminato. Durante il raccolto, predispongono la vendita dei prodotti e decidono come utilizzare il ricavato sottraendo – ovviamente – i costi sostenuti sia previsti che sopraggiunti. E’ importante sottolineare che in questo processo ‘i giovani imprenditori’ imparano ad accettare le variazioni che un imprevisto (ad esempio una grandinata) può arrecare al raccolto e soprattutto devono trovare la mediazione fra le varie proposte che emergono nel gruppo classe. Due aspetti fondamentali per dare un senso alla competenza chiave europea dello “spirito di iniziativa” così difficile da ‘valutare’ in una scuola più tradizionale.
Sicuramente possiamo dire che: «il tempo, sempre galantuomo, [le] ha dato ragione» e il metodo ancora oggi porta nella scuola «la partecipazione diretta e attiva dello scolaro […] ha instaurato nella scuola le lezioni all’aperto, il lavoro della terra, il nuoto, […] il lavoro vario manuale […], i viaggi di istruzione».
Per maggiori approfondimenti è possibile guardare il video sottostante e la presentazione, mentre per una bibliografia dettagliata si rimanda al sito di Opera Pizzigoni raggiungibile al link
https://www.operapizzigoni.it/it/
Cliccando sul link qui di seguito sarà possibile vedere un breve video che sintetizza il pensiero pizzigoniano
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